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A giugno l’elettricità rinnovabile supera la fossile, ora serve un piano strutturale per l’energia

A giugno l’elettricità rinnovabile supera la fossile, ora serve un piano strutturale per l’energia

I dati diffusi sulla produzione mensile di elettricità hanno segnato un traguardo, che per certi versi potrebbe essere definito storico: la produzione elettrica è stata infatti coperta per il 50,5% da fonti di energia rinnovabili. Un sorpasso che segna sicuramente un passaggio determinante, per quanto riguarda la produzione di energia in Italia. Era infatti dagli anni sessanta, ma all’epoca le condizioni erano completamente differenti, che non si verificava un simile scenario. Raggiunto il traguardo è ora importante comprendere se l’obiettivo sia  stato raggiunto grazie a fattori strutturali o se sia invece frutto di una congiuntura favorevole. Di modo che il risultato di giugno non resti un caso, ma possa segnare un punto di partenza.

pale elolicheDietro al sorpasso della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, vi sono sicuramente le politiche di sostegno messe in atto fino a qualche anno fa. Gli incentivi hanno permesso al mercato rinnovabile di crescere, fino ad essere competitivo con la produzione fossile. Alla base del successo vi sono poi alcuni fattori congiunturali, come ad esempio le tante piogge (+22 per cento rispetto alla media 1971-2000) che hanno spinto il settore idroelettrico. A guastare lo scenario c’è però un dato di fatto: in Italia manca del tutto un piano energetico nazionale. Una strategia politica in grado di dettare le linee guida per lo sviluppo e per lo stanziamento di finanziamenti in grado di sostenere e far crescere la domanda.

All’interno di uno scenario in continua evoluzione sarebbe determinante una visione sistemica, capace di guardare a tutto il mercato energetico. Ad esempio, che senso ha realizzare, a livello nazionale, grossi investimenti  sul gas (costruendo gasdotti lungo la dorsale appenninica, zona ad elevato rischio sismico) e poi  incentivare le riqualificazioni energetiche delle singole abitazioni private verso l’elettrico ? Pare logico come l’utilizzo di un sistema escluda l’altro. Se mi è più conveniente riscaldare il mio appartamento utilizzando energia elettrica, e lo Stato giustamente mi incentiva a farlo, perché lo stesso Stato investe risorse per stoccare gas e creare gasdotti?

Nel nostro Paese, negli ultimi anni abbiamo assistito ad un susseguirsi di provvedimenti più simili a pezze tappabuchi, piuttosto che ad  una vera e propria strategia. Il 2 gennaio del 2015 il presidente del Consiglio Matteo Renzi aveva annunciato l’imminente “Green  Act”.  È passato un anno e mezzo, diciannove mesi per l’esattezza, l’Italia ha ratificato accordi internazionali sul clima (conferenza Mondiale sul clima di Parigi Cop 21) e preso impegni precisi riguardo al graduale abbandono dei combustibili fossili, ma ancora nulla è stato fatto.

Il Movimento Cinque Stelle è pronto a rispondere alle esigenze energetiche del Paese, e per questo motivo ha presentato il: PROGRAMMA ENERGIA del M5S. Il PEM5S prevede obiettivi di efficienza energetica con un risparmio sui consumi finali di energia sul livello 2014 e la completa uscita dalle fonti fossili entro il 2050. Il PEM5S dovrà avere effetto sul sistema energetico (SE) a partire dal 2021. Per l’evoluzione del SE nel periodo 2015-2020 il M5S ha elaborato uno scenario tendenziale. Il PEM5S non è fondato su previsioni della popolazione e del prodotto nazionale poiché il raggiungimento degli obiettivi è ritenuto necessario indipendentemente dai livelli che le due variabili assumeranno nel corso del tempo.

LEGGI QUI IL PROGRAMMA COMPLETO

L’occasione, manifestatasi in tutta la sua evidenza con il sorpasso registrato nel mese di Giugno, non può rappresentare un punto d’arrivo, ma dev’essere bensì il punto di partenza per un futuro energetico slegato dalle fonti fossili. L’ultimo treno su cui salire per salvare il nostro Pianeta da un futuro fatto di scenari climatici catastrofici e cambiamenti irreversibili,  nonché per rilanciare l’economia attraverso la creazione di nuovi posti di lavoro e la formazione di mano d’opera qualificata.

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