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#AlVoto alla faccia di chi mente, di chi si attacca alla poltrona e di chi manda sms

#AlVoto alla faccia di chi mente, di chi si attacca alla poltrona e di chi manda sms

Ieri sera, al termine della conferenza dei capigruppo alla Camera, abbiamo chiesto di poter discutere al più presto in Aula la legge elettorale. Abbiamo ottenuto, nonostante i pareri contrari di Sel e Forza Italia, la calendarizzazione per il 27 febbraio. Ciò significa che per fine marzo, al netto dei tentativi di sabotaggio che, state certi si susseguiranno, entro fine marzo il Paese potrebbe avere una legge elettorale per entrambe le Camere. In questo modo la parola potrebbe essere data ai cittadini, i quali voterebbero a giugno.

Un percorso netto e lineare quello auspicato dal Movimento Cinque Stelle. Un cammino che da oggi in avanti sarà disseminato di ostacoli. Sulla strada che porta al voto si metteranno di traverso in tanti. A cominciare dai partiti che governano con percentuali di consenso da prefisso telefonico: “Esprimiamo grande preoccupazione – ha detto il ministro degli Esteri Angelino Alfano – su una corsa verso il voto mentre il Paese è attanagliato da mille problemi, alcuni dei quali chiedono urgente soluzione come il terremoto, le banche e l’Europa”; passando per quei partiti che temono di sparire con la prossima tornata elettorale come SEL e Forza Italia, partiti che già parlano di comportamento indecente e asse dell’avventurismo; fino a quei personaggi caratterizzanti del FALLIMENTO di questa stagione politica, ma che ancora vorrebbero disperatamente restare aggrappati ad una visione di gestione del potere quasi monarchica: “Nei Paesi civili alle elezioni si va a scadenza naturale” ha detto Re Giorgio Napolitano.

Poi c’è Matteo Renzi. Lui e il PD, o almeno ciò che resta del PD che a lui risponde, meritano un discorso a parte. Il mentitore seriale, quello che aveva promesso di ritirarsi dalla politica qualora i cittadini avessero bocciato le sue riforme (RICORDATEVELO E RICORDATELO SEMPRE), ansioso di rioccupare con il suo faccione televisioni e giornali, ha resistito meno di un mese (considerando le Feste) lontano dalle luci della ribalta. Rendendo le sue dimissioni una sceneggiata che neanche il Bagaglino. Ieri l’ex premier (quello dimissionario che doveva ritirarsi etc etc…) in preda ad un attacco di presenzialismo è intervenuto durante la trasmissione televisiva “DiMartedì” inviando un sms direttamente al conduttore Giovanni Floris: “Per me votare nel 2017 o nel 2018 è lo stesso. L’unica cosa è evitare che scattino i vitalizi perché sarebbe molto ingiusto verso i cittadini. Sarebbe assurdo.

Con queste parole Renzi ha di fatto inaugurato una nuova stagione di campagna elettorale. Una libidine per lui, dato che questa fase gli consente di fare ciò che gli riesce meglio: promettere, mentire e spararla grossa. Una tortura per i cittadini italiani, che non avevano ancora finito di disintossicarsi dalle scorrettezze delle quali l’ex premier aveva costellato la campagna sul referendum costituzionale. Un sms in pieno stile renziano, dove viene detto tutto e il contrario di tutto.

Per me votare nel 2017 o nel 2018 è lo stesso”. Innanzitutto non è vero sia lo stesso, non stiamo parlando della stessa cosa. In secondo luogo forse più che guardare al “per me” dovremmo guardare a cosa chiedono i cittadini, ma pare che l’ex premier (quello che doveva ritirarsi…) non abbia ancora compreso a fondo il messaggio insito nell’esito del referendum.

Poi il capolavoro: ”L’unica cosa è evitare che scattino i vitalizi perché sarebbe molto ingiusto verso i cittadini. Sarebbe assurdo”, ma come? Se i vitalizi sono così assurdi, perché non fare qualcosa al riguardo durante gli anni in cui hai governato il Paese? Forse perché era più importante salvare la banca del papà di Maria Etruria Boschi? Forse perché era più importante approvare a colpi di fiducia la legge elettorale che tutta Europa ci avrebbe invidiato, la stessa che ha lasciato il Paese in questo pantano? Oppure perché bisognava spingere su quel Jobs Act che ha contribuito a far crescere la disoccupazione giovanile al 40% (Il Pd chiedeva le dimissioni del governo Berlusconi quando la disoccupazione giovanile era pari al 29%) e che ancora deve palesare tutti i suoi disastri. Ricordiamoci in proposito che gli incentivi alle assunzioni scadranno nel 2018, poi ci sarà da piangere. Oppure era più importante cercare di imporre al Paese una deforma costituzionale?

Nel PD, il partito dove si cerca di far passare il fatto che tutto sia il contrario di tutto come esercizio di democrazia, quando invece non è altro che una precisa strategia per cercare di ammagliare con false promesse il maggior numero di cittadini possibili, in seguito all’sms di Renzi sono cominciati a volare gli stracci.

Gli “onorevoli” hanno visto toccati i propri interessi e prontamente sono scattati: “Non si deve permettere. Scrivero’ un comunicato. Mi sento profondamente offesa” dice furibonda Donatella Ferranti, Presidente della Commissione Giustizia. Una sua collega deputata del Pd condivide lo sfogo: “Renzi sbaglia a puntare sull’antipolitica. Il nostro elettorato non ci vota per questo”. Certo loro sono quelli bravi, davvero. A far tornare il sereno ci pensa Ettore Rosato, in quale modo? Semplice attaccando il Movimento Cinque Stelle. In riferimento al messaggio di Renzi, il capogruppo del PD alla Camera dichiara: “Non parlava certo dei deputati del Pd, impegnati ogni giorno in Parlamento nell’interesse del Paese. Ce l’aveva piuttosto con qualche parlamentare M5s che passa il tempo a polemizzare sui vitalizi che non ci sono più”. Ovvio no? Che stupidi che siamo stati tutti a non pensarci prima, strano non abbia aggiunto qualcosa su Virginia Raggi.

La campagna è cominciata, sarà durissima e il livello dei loro attacchi raggiungerà livelli di bassezza ancora più infimi rispetto a quello che hanno mostrato nei mesi che hanno preceduto il referendum. Prepariamoci al peggio, restiamo uniti e affrontiamolo. Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono.Poi vinci.

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