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Da Quarto a Junker passando per l’Etruria: se stesse per saltare il banco(a)?

Da Quarto a Junker passando per l’Etruria: se stesse per saltare il banco(a)?

Perché da due settimane a questa parte non si fa altro che parlare di quanto non è successo a Quarto? Perché gli esponenti più in vista del Partito Democratico, con l’aiuto di una certa informazione, continuano a porre al centro dell’agenda, il dibattito attorno ad una sindaca non indagata, di un piccolo comune? Dopo due settimane di prime pagine anche voci piuttosto discordanti, solitamente, con il pensiero del Movimento Cinque Stelle hanno cominciato a chiederselo: “Ma di cosa stiamo parlando?” Stiamo parlando di distrazione di massa. Il focus su Quarto, che in questi giorni ha occupato all’interno dei media lo stesso spazio dedicato ad Isis, scandalo Renault, riforma costituzionale, scandalo Banca Etruria, crisi della borsa di Shangai messe assieme, non rappresenta tanto un attacco, maldestro e poco riuscito, al Movimento Cinque Stelle; quanto piuttosto il tentativo, ormai se ne sono accorti tutti, di gettare fumo negli occhi dell’opinione pubblica. Già ma per nascondere cosa?

renzi-il-fichissimoAbbiamo letto in queste ore della polemica fra Renzi ed il presidente della commissione europea Junker. Fra i due leader sono volati gli stracci: “Troppi malintesi, a Roma manca un interlocutore” ha dichiarato Junker. Roba da far ricordare come un peccatuccio veniale, le risate indirizzate a Berlusconi da Merkel e Sarkozy.  Cosa ha portato l’Europa a rivolgersi in questa maniera al presidente del Consiglio italiano?

Il motivo del contendere non si cela nella polemica sulla flessibilità, né tantomeno risiede nelle politiche inerenti alla gestione dei flussi migratori. Il presidente del Consiglio sa quanto esistano buone probabilità, che l’Europa bocci la legge di stabilità. Qualora ciò accadesse tutta la strategia comunicativa del governo fallirebbe. Addio alla ripresa, ai gufi e all’Italia che cambia verso. Renzi è un ottimo comunicatore, anche se più adatto al soliloquio piuttosto che al confronto, e sta nei fatti preparando la strada per scaricare sull’Europa la responsabilità di nuove tasse e tagli ai servizi. Manovre correttive inevitabili, qualora la legge di stabilità venisse rispedita al mittente da Bruxelles.

Abbiamo letto poi in queste ore anche delle difficoltà della borsa di Milano e del crollo dei titoli bancari. Monte dei Paschi ha fatto -14% nella seduta di lunedì 18 gennaio. Quando continui a mandare fumo nell’aria, si sa, le nubi finiscono poi inevitabilmente per addensarsi. Perché siamo alla vigilia di una tempesta bancaria? In parte perché già ci sono casi come quello dell’Etruria che è tutt’altro che chiuso, ma soprattutto perché ci sono le premesse per un’ondata molto più seria. Queste premesse si chiamano Bail-in (letteralmente ‘cauzione interna’ – è il cuore della normativa sul risparmio entrata in vigore lo scorso 1° gennaio nei Paesi aderenti all’Unione europea. Si basa sul concetto che, per il salvataggio di una banca, a pagare debbano essere in primo luogo gli azionisti dell’istituto stesso, senza ricorrere ad aiuti esterni, di un’altra società o, in particolare,  dello Stato). Per spiegar meglio il concetto è necessario affidarci alle parole pubblicate sul suo blog dal saggista Aldo Giannuli:

La Costituzione ha un articolo solitamente poco studiato, l’art 47:

<< La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito. Favorisce l’accesso del risparmio popolare alla proprietà dell’abitazione, alla proprietà diretta coltivatrice e al diretto e indiretto investimento azionario nei grandi complessi produttivi del Paese.>>

Questa norma, in sé giustissima, ancorché un po’ astratta, ebbe una interpretazione assai disinvolta che permetteva i salvataggi bancari. Il meccanismo era questo: quando una banca era sull’orlo del fallimento (e quindi, con questo si sarebbero bruciati i depositi dei risparmiatori), la Banca d’Italia ed il Tesoro intervenivano erogando una quantità di denaro più o meno pari al “buco” ed  all’1% di interesse (in genere a banche terze, che lo giravano all’interessata) che giungeva alla banca in difficoltà che lo investiva subito in titoli di Stato al 12-15% di interesse. Per cui, lucrando sulla differenza fra interessi passivi ed interessi attivi, entro un anno la banca “restituiva” il prestito e ripianava il suo buco. Ovviamente, a pagare era Pantalone, cioè il contribuente che pagava per gli interessi sul debito pubblico. Insomma, si salvavano i ladri, ma, in qualche modo, si salvava anche il risparmio della gente.

Poi la cosa venne fuori, ma in modo frammentario, con il caso Sindona, per il quale, dopo si venne a sapere, fu fatto un decreto ad hoc. Il “decreto Sindona”, appunto, venne pubblicato sulla “Gazzetta Ufficiale” in un numero unico, stampato in una sola copia e non distribuito. Il meccanismo si fece un po’ più complicato ed oscuro (a proposito: quando si parla di Segreto di Stato, tutti pensano ai servizi segreti ed a dicasteri come Esteri, Interni e difesa, ma nessuno pensa al Tesoro che sarebbe una gran bella scoperta, in questo senso).

Insomma, la cosa è andata avanti per un bel po’ di tempo, sinché la Ue non ha emanato la direttiva sul Bail-in che proibisce i salvataggi bancari con denaro pubblico.

Ovvio che nel momento in cui Renzi ha tentato la via del “salvabanche”, Bce ed UE  hanno risposto seccamente: “Non se ne parla nemmeno”. Renzi, peraltro, sa perfettamente che senza il paracadute di Stato, sarebbero molti gli istituti bancari a vedersela brutta. Una su tutte: il Monte dei Paschi di Siena, altra banca toscana. Riprendendo sempre i concetti espressi dal saggista Giannuli: “In teoria, per queste evenienze, occorrerebbe fare un fondo di garanzia interbancario sottoscritto da tutte le banche, ma, dopo i chiari di luna dell’ultimo decennio, quanto liquido hanno in cassa le banche per questo fondo? Siamo sicuri che gli eventuali soccorritori siano più di quelli che hanno bisogno di essere soccorsi? E di che entità è la voragine che sta per aprirsi? Quante probabilità ci sono che “cavalieri bianchi” e somari scuri finiscano tutti nello stesso sprofondo? Anche perché tutti hanno in pancia titoli di tutti, per cui la quota del fondo si sommerebbe all’effetto domino. Sai che allegria”.

È chiaro come nel momento in cui la tempesta dovesse esplodere, il ciclone finirebbe per travolgere anche Consob, Banca d’Italia, Ragioneria dello Stato, Corte dei Conti e soprattutto ministero del Tesoro. Cosa succederebbe ai cittadini-risparmiatori? Verosimilmente le banche esigerebbero dai cittadini ed imprese crediti che questi non sarebbero in grado di pagare. I crediti delle banche sarebbero così deteriorati al punto da spingere il governo a chiedere l’aiuto del Fondo Salva Stati. Verrebbe applicata la ricapitalizzazione diretta (Direct Ricapitalisation Instrument, quello usato per le banche greche nel terzo piano di aiuti). In cambio del prestito l’Italia dovrà cedere, in termini di sovranità nazionale in materia di bilancio e riforme. Saremmo definitivamente commissariati.

Spaventoso vero? Torniamo a parlare di come un consigliere espulso dal Movimento prima ancora di essere indagato avrebbe fatto pressioni su di una sindaca non indagata, all’interno di un comune di quarantamila abitanti?

Fonti: http://www.aldogiannuli.it/quarto-juncker-etruria-sindona/

http://www.marcozanni.eu/articolo.php?id=77

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