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DDL Falanga: verso lo stop al condono mascherato

DDL Falanga: verso lo stop al condono mascherato

Oggi la Camera ha deciso di rinviare la discussione in merito al DDL Falanga.

Come Movimento Cinque Stelle avremmo preferito che questa sorta di condono mascherato da disegno di legge contro l’abusivismo, una specie di premio all’illegalità, finisse definitivamente in soffitta. Assieme a tutte le pessime proposte, che questo pessimo governo non avrà l’occasione di votare.

Sia chiaro a far saltare il banco non è stato il buonsenso dell’Aula. Bensì la paura della maggioranza di dover giustificare una legge così irresponsabile a pochi mesi dalle elezioni. Sono infatti convinto che la stesse proposta, discussa due anni fa, sarebbe stata approvata da questo stesso governo.

Perché il DDL Falanga rappresenta una minaccia tanto grave per ambiente, territorio e collettività?

L’Italia è il paese dei condoni. Sanatorie utili da una parte a stimolare il mercato edilizio e andare all’incasso (a cosa portino le commistioni fra politica e palazzinari senza scrupoli, lo sta raccontando la cronaca di questi giorni), dall’altra a certificare l’incapacità di Stato, Regioni e Comuni, di amministrare il territorio. E’ avvenuto nel 1985, quando del milione e mezzo di domande di condono pervenute negli uffici comunali, 230mila furono relative ad immobili abusivi realizzati nei due anni precedenti la norma (ossia quelli causati dall’”effetto annuncio”). E’ accaduto con il governo Berlusconi, capace di battere ogni record, concedendo due condoni nel giro di pochi anni.

Tutti questi edifici – la cui superficie totale potrebbe essere comparabile con quella della provincia di Trieste – rappresentano un costo enorme per la collettività. Senza entrare nel merito di quanti siano il frutto di loschi accordi tra criminalità organizzata e politica e quanti possano essere considerati veri “abusi di necessità” (che poi è il cavallo di troia, grazie al quale si consente di salvare tutto), questi immobili rappresentano un costo insopportabile per la collettività. Perché quando si parla di edifici abusivi dobbiamo pensare che avremo bisogno di realizzare (ovviamente a spese nostre) opere e servizi: acqua, energia elettrica, gas, infrastrutture viarie, trasporto pubblico, ecc. Inoltre gli edifici abusivi sono i più vulnerabili rispetto agli eventi calamitosi. La casa costruita troppo vicino al fiume sarà la prima ad allagarsi, quella sul costone della montagna la prima a franare e quella tirata su in fretta e furia senza fondamenta, la prima a crollare in caso di terremoto. Oggigiorno siamo in grado di dire con precisione scientifica dove è possibile costruire, e dove invece non lo è. Allora perché perseverare con politiche che hanno già causato tanta morte e sofferenza? Per interesse, forse? Per poter promettere a favore di telecamera: “Non vi lasceremo soli” dopo ogni disgrazia?

Infine, tengo in particolar modo a sottolineare, come non sia assolutamente vero che questo disegno di legge sia finalizzato a tutelare i soggetti più deboli. Questo perché l’introduzione dell'”abuso per necessità” non modificherebbe il quadro normativo. Al contrario, aumenterebbe solo l’”incertezza del diritto”. Ossia la diffusa condizione nella quale si è indotti a commettere reati, proprio perché la probabilità che se ne paghi un prezzo è piuttosto modesta.

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