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Fiume Spol: “Danneggiare il territorio in nome di accordi del 1958? Un’assurdità”

Fiume Spol: “Danneggiare il territorio in nome di accordi del 1958? Un’assurdità”

Continuiamo a danneggiare le risorse dei nostri territori, in nome di un accordo internazionale del 1958, già superato dalla legge italiana. Un’assurdità. Questa è l’unica cosa che mi viene da pensare, dopo la risposta del ministero all’interrogazione parlamentare che ho presentato, su indicazione di cittadini, ambientalisti ed enti locali, in merito alla situazione del fiume Spol.
spolseccoDa oltre undici anni, A2A s.p.a prosciuga impunemente i corsi d’acqua che attraversano il territorio di Livigno. La responsabilità, com’è noto, è da attribuire all’utilizzo a scopo idroelettrico delle acque del bacino del fiume Spol. Un utilizzo che non rispetta la normativa italiana, operando senza rilasciare il deflusso minimo vitale (DMV) ai corsi d’acqua a valle del bacino, ma di contro regolamentata da una convenzione internazionale tra Repubblica Italiana e Confederazione Svizzera,  ratificata nel 1958. Questo ha causato il  prosciugamento dei corsi d’acqua a valle delle opere di presa idroelettriche ed il conseguente disastro ambientale, con i relativi danni al Comune di Livigno, penalizzato dal non poter valorizzare a pieno le proprie potenzialità turistiche. Una situazione contro la quale si sono mossi cittadini, associazioni e amministrazioni locali, arrivati, tramite il Movimento Cinque Stelle, ad interrogare il ministero. Abbiamo chiesto al ministro dell’Ambiente che sia immediatamente ripristinato lo stato di diritto, mediante il rilascio immediato della componente di deflusso minimo vitale (DMV) nei tratti di alveo prosciugati dall’attività di A2A.
Una richiesta che il ministero non pare però intenzionato ad assecondare. Il motivo? Gli accordi internazionali che regolamentano l’utilizzo delle acque del fiume Spol e le sperimentazioni dei programmi di rilascio volontario che A2A sta portando avanti dalla scorsa estate. Una risposta che sicuramente non soddisfa cittadini, né tanto meno noi portavoce in Commissione Ambiente, anche perché sappiamo già quali sono i valori di deflusso minimo vitale, sono già regolamentati per legge, non servono altre sperimentazioni, già applichiamo le regole su gli altri fiumi italiani.
Cosa fare allora? Noi continueremo a farci portavoce delle istanze dei cittadini, chiedendo al ministero di far sentire la propria voce in campo internazionale, modificando accordi già superati e fortemente penalizzanti per il territorio del comune di Livigno. Inoltre procederemo attivandoci anche a livello europeo, dal momento che anche la normativa comunitaria parla chiaro al riguardo del deflusso minimo vitale. L’auspicio è quello che la normativa italiana e quella comunitaria, che se non rispettata metterebbe l’Italia a rischio di sanzione, possano prevalere su di un accordo ormai superato e vecchio di quasi cinquant’anni.

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