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Il consumo di suolo avanza al ritmo di 4 metri al secondo e ad un costo di 800 milioni di euro l’anno

Il consumo di suolo avanza al ritmo di 4 metri al secondo e ad un costo di 800 milioni di euro l’anno

Una giornata per il Suolo” una giornata organizzata da ISPRA, insieme a FAO, Centro Comune di Ricerca della Commissione Europea, Aissa, Dipse, Cia, Confagricoltura, Copagri, Conaf, LEGAMBIENTE, Slow Food e Forum Salviamo il Paesaggio e dedicata all’approfondimento di un tema, quello legato al consumo di suolo, di determinante importanza per la salvaguardia, ma soprattutto del futuro, del territorio nazionale.

Dibattiti, tavole rotonde, rappresentazioni teatrali ed intrattenimento a tema per grandi e piccoli, si sono alternati nel corso di una giornata, che ha vissuto il suo acme nella presentazione del: “Rapporto sul Consumo di Suolo 2016” redatto da Ispra. Il censimento su scala nazionale, della percentuale di suolo consumata in Italia, regala all’analisi una completa e dettagliata fotografia, di come la crisi dell’edilizia, il tentativo di spinta verso il rinnovamento energetico, nonché una legge sulla materia attualmente in attesa di essere discussa al Senato, non abbiano di fatto arrestato l’incremento di suolo consumato. Un trend più evidente nei comuni del Nord Italia, piuttosto che in quelli del Sud.

05Allo stato attuale, il consumo di suolo in Italia viaggia alla velocità di 4 metri quadrati ‘mangiati’ ogni secondo, per un totale di 35 ettari al giorno, ovvero 250 km quadrati in un biennio. E che ci costerà 800 milioni di euro l’anno, in termini di valore delle funzioni ecologiche definitivamente perse. Oltre ad averci fatto dire addio in 25 anni a un quarto dei campi coltivabili, come denuncia Coldiretti.

La fotografia scattata dal rapporto Ispra, rende l’idea di come il problema del Consumo di suolo in Italia, sia ben lontano dall’essere risolto.  Sebbene, al confronto con i dati del 2012, l’incremento percentuale di suolo consumato è inferiore, il trend in continua crescita delinea i contorni di un quadro dalle conseguenze allarmanti. Il riferimento è a comuni come quello di Monza e Brianza che si conferma quello con la percentuale più alta di suolo consumato rispetto al territorio amministrato (oltre il 40% nel 2015, secondo la nuova cartografia ndr), ma penso anche a comuni come Lissone, Sesto San Giovanni, Cusano Milanino, Corsico e Pero, fra i primi venti in Italia per suolo consumato, con percentuali che si aggirano fra il 71,3 e il 64,2 per cento.  Zone dove l’eccessiva cementificazione ha già mostrato i suoi effetti devastanti e lo dico pensando ad esempio alle drammatiche esondazioni del fiume Seveso, imputabili in larga parte al mancato rispetto dei rapporti di invarianza idraulica.

GUARDA LA VIDEO INTERVISTA Michele Munafó responsabile del rapporto Ispra sul consumo di suolo.

Il “Rapporto Ispra” offre un rilevante spunto d’analisi, nonché di riflessione, anche alla classe politica che, dopo sostanziali modifiche rispetto al ddl originale, ha approvato alla Camera la proposta di legge sul consumo di suolo. Ispra evidenzia infatti come, se le nuove definizioni di consumo di suolo fossero già in vigore, quasi la metà del suolo effettivamente consumato e rilevato dall’analisi contenuta all’interno del Rapporto, non verrebbe più conteggiata come tale.

A nostro avviso questo è un punto fondamentale. In Parlamento abbiamo ribadito più volte come le definizioni adottate dalla maggioranza, non avrebbero contenuto il consumo di suolo, anzi avrebbero di fatto regalato al cemento, ulteriore suolo da consumare. Adesso anche Ispra certifica la nostra chiave di lettura. Si tratta di un punto fondamentale, perché sposta i limiti, cedendo di fatto alla cementificazione ulteriore suolo da consumare. In pratica, per effetto della nuova legge verrebbe per esempio considerato come già consumato, e quindi non rilevato  dagli strumenti messi in piedi dalla legge stessa, suolo in realtà ancora da consumare come ad esempio quello il cui utilizzo è destinato alla realizzazione di opere definite prioritarie. Un meccanismo il cui innesco, invece che limitare, incentiva al consumo del suolo stesso.

Il legame che lega il consumo di suolo al dissesto idrogeologico e ai cambiamenti climatici, con le conseguenze ormai note, è dato per acquisto. Allora come mettere un freno a questo trend? Innanzitutto apportando serie modifiche alla legge sul consumo di suolo che dovrà essere discussa in Senato. Serve un serio cambio di mentalità. Serve un governo che abbia una visione organica e pluriennale, capace di orientare le imprese verso un modello di business volto alla riqualificazione, edilizia ed energetica, dell’esistente, piuttosto che verso la costruzione del nuovo.

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