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Il MIUR apre ad ENI le porte della scuola

Il MIUR apre ad ENI le porte della scuola

Cambiamenti climatici, dissesto idrogeologico, effetto serra e riscaldamento globale. Sono solo alcune delle più pericolose minacce ambientali che le nuove generazioni si troveranno ad affrontare, se non saremmo capaci di modificare in maniera netta ed irreversibile le nostre abitudini. Disastri annunciati, al cospetto dei quali dovrebbe essere d’obbligo formare le nuove generazioni. Un compito di cui la scuola dovrebbe essere il naturale esecutore.

Non per il ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca che ha deciso di sottoscrivere con ENI – avete capito bene – un protocollo d’intesa  volto a: <<diffondere tra le giovani generazioni di studenti la cultura dell’efficienza energetica, la sensibilizzazione all’uso consapevole e rispettoso delle fonti di approvvigionamento, la vocazione allo studio delle discipline scientifiche>>.

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Il disastro ambientale della Deepwater Horizon

Sono anni che il colosso italiano dell’energia mostra interesse per la formazione dei giovani alunni. In particolare, attraverso il portale www.eniscuola.net, promuove tutti quei progetti didattici che sviluppa in ambito scolastico anche con testi, video, fotografie e filmati. Di per sé la cosa rappresenterebbe un’opportunità per la scuola ed i suoi alunni, non fosse che sui programmi somministrati dall’ENI, si evince che da parte del MIUR non ci sia nessun tipo di validazione e di controllo sui contenuti.

Nelle pagine dedicate al petrolio e sull’energia nucleare, non si fa nessun riferimento ai rischi ambientali né tanto meno ai disastri recenti di Fukushima e della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon. Quando viene trattato l’argomento dei giacimenti di gas, si è ben’attenti dal nascondere agli studenti come la tecnica dell’airgun produca onde sismiche pari a quelle di un terremoto, provocando effetti disastrosi per la fauna e la flora. Quando si menzionano le tecniche di perforazione dei pozzi, vengono presentate come innovative e all’avanguardia, ma viene nascosto con cura come gli impianti in mare di produzione ed estrazione a largo delle coste incrementino l’inquinamento e portino ad una drastica diminuzione della fauna marittima.

Il problema, sollevato dalla portavoce del Movimento Cinque Stelle Maria Marzana è proprio questo: il MIUR non ha praticamente alcun controllo sui contenuti proposti dai ENI agli studenti. Accade così che il risultato della collaborazione fra scuola ed Eni sia quello ottenuto dalla collaborazione dell’azienda con Liceo delle scienze applicate “Ettore Majorana” di Brindisi. La collaborazione, ribattezzata “Chemical Minds” è sfociata nella realizzazione del video Rap Polimerico, di cui potete vedere il video di seguito.

Un inno alla plastica, uno spot, realizzato, ironia della sorte, presso Punta del Serrone, pochi chilometri a nord di Micorosa, un’area di 44 ettari dove per trenta anni, a cinquanta metri da un (ex) splendido tratto di costa, dove sono state interrate le scorie di produzione del petrolchimico: un milione e mezzo di metri cubi di rifiuti tossici. Quale miglior modo per Eni di farsi pubblicità?

Chiediamo al Ministro dell’Istruzione di riprendere immediatamente il controllo della situazione, di fornire l’elenco degli Istituti scolastici che hanno aderito al Piano previsto nel protocollo tra MIUR ed ENI e di intervenire affinché la formazione dei nostri studenti venga affidata ad esperti e professionisti che non abbiano interessi economici nel raccontare solo un lato della storia. Ogni iniziativa, volta ad alimentare una formazione fuorviante deve essere bloccata al più presto.

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