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La lettera dei medici lombardi al presidente Fontana

La lettera dei medici lombardi al presidente Fontana

Condivido la lettera indirizzata al presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana, dai medici lombardi. 

Egregio Sig. Presidente Attilio Fontana, abbiamo letto la Sua lettera; non si scomodi a ringraziarci.

Siamo stati lasciati soli senza mascherine, senza protezione, molti di noi si sono ammalati e molti sono morti. Siamo stati additati come diffusori del virus, quando continuavamo a lavorare in silenzio. Siamo stati privati del compenso (quello proclamato e quello aggiornato) frutto delle nostre fatiche e del nostro impegno. Siamo stati obbligati a svolgere orari di lavoro massacranti, frenetici, disumani e costretti a lavorare a stretto contatto col virus ma distanziati (se non allontanati) dai nostri affetti più cari.

Siamo stati isolati e ridotti a funzionari di apparato, schiacciati da inutili e sterili pratiche burocratiche, sempre più opprimenti, per svilire la nostra professione. Siamo stati privati del nostro dissenso, quando seguitavamo a segnalare i problemi reali e additati come causa (di problemi ) non come soluzione (ai problemi). (…) Siamo stati inascoltati quando abbiamo ricordato di preparare i vaccini antinfluenzali per gestire e garantire la somministrazione. Siamo stati elusi quando non abbiamo voluto colludere con gli interessi di mercato e politica. Siamo stati ignorati quando ripetevamo che la Sanità non poteva essere intesa come appannaggio di pochi (“i solventi”) e preferibilmente gestita da privati (“l’eccellenza”); siamo sempre stati convinti che tutti i malati vadano curati in base alla malattia e non al reddito. (…). Siamo stati mortificati quando siamo stati descritti, da qualche mass-media, inetti e avidi di denaro. Siamo stati definiti, come medici del territorio, inutili. Siamo stati lasciati da soli: nella realtà di anni, nella realtà di oggi ma abbiamo sempre lavorato senza rumore, in silenzio, a fianco della nostra gente, dei nostri assistiti, curandoli con ciò che avevamo.

In queste condizioni, Signor Presidente, non abbiamo bisogno dei Suoi ringraziamenti.

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