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L’invarianza idraulica è costosa! Facciamo le vasche di laminazione…

L’invarianza idraulica è costosa! Facciamo le vasche di laminazione…

Abbiamo parlato spesso di rischio idrogeologico e dissesto del territorio, dovuto all’eccessivo consumo di suolo, all’abbandono dell’agricoltura ma anche alle scellerate decisioni delle amministrazioni di consentire le edificazioni in zone già classificate a rischio.

Abbiamo presentato un’interpellanza al Ministero dell’Ambiente per affrontare il tema delle esondazioni sempre più frequenti dei nostri fiumi, cementificati, non rispettati e costretti in alvei innaturali.

La progressiva urbanizzazione e l’impermeabilizzazione di tutte quelle aree dove un fiume in caso di piena può espandersi liberamente (alveo di piena) hanno presentato e rappresentano una delle principali cause del dissesto idrogeologico italiano.

Purtroppo, nel tempo, continuano a replicarsi interventi di difesa idraulica tanto obsoleti quanto, evidentemente inefficaci:

  • vengono cementificati gli alvei
  • alterate le dinamiche naturali dei fiumi,
  • spesso i fiumi vengono deviati, rettificati
  • vengono realizzate grandi opere idrauliche per gestirli, fortemente impattanti sul territorio.

Tra gli interventi di difesa idraulica troviamo le vasche di laminazione, cioè ampi bacini scavati in profondità per permettere il contenimento delle acque che, in caso di piena, il fiume non è in grado di contenere nel suo alveo. Ricordiamolo, nel suo alveo di magra.

Il fiume infatti avrebbe gestito da solo le piene in modo naturale se avesse visto rispettato il suo alveo di piena!! Ma l’uomo stupidamente continua a credere di poter dominare la natura anziché imparare da essa

Troppo spesso le opere di messa in sicurezza si trasformano in alibi per continuare a costruire. Le vasche di laminazione sono, infatti, opere consistenti che richiedono elevati costi di realizzazione e di manutenzione, per appalti che diventano facile appannaggio di grandi aziende e che spesso abbiamo visto ledere i principi della concorrenza e della correttezza nelle procedure di affidamento dei lavori.

Due recenti casi di progettazione di vasche di laminazione sono quello delle vasche sul Seveso in Lombardia, dove queste opere risulteranno inutili ai fini della prevenzione delle esondazioni oltre a trasformarsi in zone di ristagno di acque inquinate, e quello delle vasche sul fiume Sarno, dove si rischia che la miscela di acqua, detriti e sostanze inquinanti trascinata fuori dal letto del fiume venga trattenuta nelle vasche di laminazione e lasciata a ristagnare nelle in prossimità di aree coltivate.

Ai considerevoli impatti ambientali di realizzazione di queste opere si sommano le elevate criticità strutturali e di gestione di tali impianti che si traducono in ulteriori esternalità negative di rilevante impatto per l’ambiente, la tutela della biodiversità e della salute dei cittadini:

  • ulteriore consumo di suolo in zone a destinazione agricola
  • ristagno e accumulo di inquinanti nella vasche di laminazione, per lo più situate a ridosso di aree coltivate,
  • potenziale alterazione di habitat ed ecosistemi,
  • interferenze con le acque di falda.

Sotto il profilo funzionale si tratta di interventi volti ad arginare situazioni emergenziali di piena che, pur richiedendo consistenti e costosi interventi di manutenzione, sono estranei ad una prospettiva di gestione programmata e monitorata dei fenomeni alluvionali che dovrebbe, invece, essere perseguita attraverso interventi strutturali alternativi più efficaci – che riguardino il sistema fognario, la rete degli impianti di depurazione delle acque, la manutenzione ordinaria e straordinaria del reticolo idrografico esistente, la prevenzione degli scarichi abusivi, attraverso il capillare esercizio dei poteri di vigilanza e sanzione – tali da consentire un graduale processo di rinaturalizzazione dei torrenti, nel rispetto del principio di invarianza idraulica.

Per questo bisogna intervenire sul territorio con interventi costanti e puntuali per ripulire, conservare e rinaturalizzare lungo il corso del fiume quelle zone dove questi interventi siano ancora possibili, in modo da tutelare i territori, creare posti di lavoro duraturi, e risparmiando anche denaro pubblico, non un grosso buco nel territorio, ma centinaia di piccoli interventi che valorizzano l’efficienza idraulica.

Riteniamo essenziale che il governo si confronti con tali argomentazioni e si orienti su scelte alternative, in armonia con la salvaguardia del territorio agricolo e con la naturale caratteristica dei corsi d’acqua.

Riteniamo essenziali, inoltre, qualora ritenute inevitabili le vasche di laminazione, l’applicazione di linee guida per la realizzazione delle vasche di laminazione:

  1. il divieto di costruzione delle vasche in terreni agricoli, aree protette e aree verdi non impermeabilizzate;
  2. la localizzazione delle opere in via prioritaria su terreni da bonificare o già impermeabilizzati;
  3. che le vasche di laminazione siano realizzate esclusivamente in collegamento con corsi fluviali che rispettano la normativa europea sulla qualità delle acque fluviali;
  4. che, a seguito di contaminazione delle falde acquifere a causa del malfunzionamento delle vasche, i costi di bonifica siano posti a carico delle aziende aggiudicatrici degli appalti;
  5. che siano stipulate dalle aziende polizze fideiussorie, per questi interventi, tali da coprire il possibile rischio ambientale derivante dal malfunzionamento delle opere stesse per almeno 15 anni.

Come dichiarato anche dal ministro Galletti, la prima emergenza in Italia è il dissesto idrogeologico. Però questa emergenza va affrontata con intelligenza e coscienza affinché non sia destinata a restare tale.

A queste osservazioni, provenienti non solo da noi ma anche e soprattutto da studi approfonditi, il sottosegretario del Ministero dell’Ambiente, Silvia Velo ha contrapposto dei vaghi riferimenti a norme di mero principio citate nell’infausto Decreto “SbloccaItalia” e nel Codice dei contratti, ha citato la mancanza di rilevanti zone di espansione naturale e un problema di costi ma in realtà la problematica è da ricercare nella velocità con cui l’acqua affluisce a valle, si dovrebbe dunque ragionare sul come fare per rallentarne il deflusso a monte, non a valle.

Il rispetto del principio di invarianza idraulica, poi, importante ma… richiederebbe quella programmazione nel tempo, indispensabile per degli amministratori lungimiranti e coscienziosi ma ingombrante per i Governi “mordi e fuggi”.

Il paradosso si raggiunge quando la sottosegretario Velo si avventura nella definizione delle “aree di laminazione come strutture verdi deputate alla riqualificazione paesaggistico ambientale… e pienamente compatibili con la destinazione d’uso agricola” …stiamo parlando di enormi vasche che divorano terreno agricolo! …

Perchè, inoltre, usare le aree dismesse o da bonificare sarebbe troppo costoso, dice!

Viene quasi da pensare che l’emergenza sia stata creata. La realizzazione di queste vasche rende, infatti, tutta la burocrazia, visto che c’è l’emergenza, molto più fluida. Impostare un progetto più a lungo termine, e moderno dal punto di vista tecnologico vorrebbe dire mettere in dubbio il modo con cui si affrontano i problemi in Italia e il ciclo produttivo basato sul cemento. Evidenziamo come sempre la mancanza di una programmazione lungimirante e condivisa. In altri paesi europei abbiamo avuto bellissimi esempi di progetti con cui mettendo in sicurezza i fiumi si sono creati spazi pubblici e hanno riqualificato intere zone cittadine.

La gestione dell’acqua è diventato un modo per migliorare la qualità della vita di intere aree delle città. 

Il Governo Renzi, invece, continua a cementificare il nostro futuro!

 

 

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