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No Interconnector, l’interrogazione del Movimento 5 Stelle

No Interconnector, l’interrogazione del Movimento 5 Stelle

Giovedì pomeriggio, in Commissione Attività Produttive Commercio e Turismo, il Movimento 5 Stelle, tramite l’interrogazione del deputato Davide Crippa, ha sollecitato il governo in merito alla questione relativa agli Interconnector.

Sono diverse le criticità inerenti al progetto, sulle quali abbiamo chiesto riscontro ai rappresentanti dell’esecutivo. Innanzitutto, sappiamo che ad oggi il sistema energetico italiano può contare su una disponibilità di potenza energetica superiore di circa il 50 per cento il reale fabbisogno e pertanto, vista la crisi industriale in atto,  forse sarebbe necessario capire se questo tipo di infrastrutture sia ancora necessario, o se non sia più opportuno investire nei diversi sistemi di accumulo.

valdossola-1440061360Le criticità non finiscono però qui. Attraverso l’interrogazione del collega Davide Crippa, abbiamo chiesto se se  almeno nel caso di «INTERCONNECTOR SVIZZERA – ITALIA» – ricordiamo sempre che l’elettrodotto diventerebbe di fatto una linea privata, a fronte di un impatto ambientale estremamente rilevante – i Ministeri interrogati possano confermare o meno la mancanza di oneri di valutazione della linea oggi esistente, e se Terna spa o i finanziatori dell’opera abbiano provveduto a indennizzare i comuni interessati dal passaggio di questi  Interconnector. La risposta ha lasciato più di qualche perplessità, non riuscendo a sgombrare il campo da quei dubbi che ormai da tempo attraversano i territori interessati dal progetto. Questo anche perché,  in riferimento alla linea Italia-Svizzera, ad oggi presso la Commissione Via del Ministero dell’Ambiente è ancora corso il progetto di Valutazione di Impatto ambientale.

Fra i dubbi sollevati dall’interrogazione anche l’eventuale insolvenza delle imprese scelte da Terna Spa, per finanziare il progetto. Focalizzando ancora una volta il focus su Interconnector Italia-Svizzera, 13 dei 26 soggetti finanziatori dell’opera, tra cui Riva Acciaio spa e Ilva spa sono o sono stati protagonisti di difficili situazioni aziendali, occupazionali ed economiche con tavoli di crisi e Cassa Integrazione. Abbiamo chiesto quali garanzie vi fossero, qualora questi soggetti dovessero poi rivelarsi incapaci di portare avanti i lavori, proprio in funzioni delle loro difficoltà interne,   la risposta <<il finanziamento dell’opera è ripartito tra un numero significativo di assegnatari, con conseguente estesa ripartizione del rischio>>  ci lascia a dir poco insoddisfatti, come dire, nessuna garanzia.

Insomma a rischiare sono sempre i cittadini che in questo momento stanno già finanziando l’opera, come peraltro  confermato dalla risposta del governo stesso: tre miliardi in sei anni, è quanto i contribuenti italiani hanno pagato e stanno pagando con le loro bollette a imprese private, per la realizzazione di infrastrutture energetiche. A questo punto verrebbe spontaneo chiedersi: perché finanziare con denaro pubblico opere di cui privati beneficeranno per vent’anni?

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