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PROSCIUGAMENTO DEL FIUME SPÖL DI LIVIGNO
La secca del fiume Spöl

PROSCIUGAMENTO DEL FIUME SPÖL DI LIVIGNO

Ricevo e condivido il comunicato degli Attivisti, in merito agli sviluppi riguardo le vicende del fiume Spöl.

Prosegue incessante l’azione del Movimento 5 Stelle e “L’acqua è TUA” a tutela dell’ambiente, in particolare rivolte a restituire dignità e vita al bacino idrografico dello Spöl di Livigno, più in generale, a quello dell’alta Valtellina.

Dopo aver presentato un’interrogazione parlamentare a tal proposito, un esposto in Procura della Repubblica di Sondrio ed una segnalazione alla Commissione UE, a seguito di specifica interrogazione proposta in sede comunitaria dall’Europarlamentare M5S Eleonora Evi, la Commissione UE si è pronunciata sul caso.

L’interrogazione, proposta in sede europea lo scorso 12 luglio da Eleonora Evi, in piena sinergia operativa con i portavoce M5S Parlamentare Massimo De Rosa e Consigliere Regionale Eugenio Casalino, è visibile sulla pagina istituzionale dell’Europarlamentare; ancora, si è segnalato con forza il mancato rilascio del “minimo deflusso vitale” lungo 10 km di asta fluviale dello Spöl di Livigno, quindi, la trasformazione di quel corso d’acqua in una vera e propria distesa di ghiaia.

Il 14 settembre la Commissione UE ha risposto ai quesiti posti in tema di rilascio della componente di DMV e adozione di un piano di bacino nella parte italiana del bacino dello Spöl. Si riporta integralmente il testo della risposta fornita da IT E-004687/2017 da Karmenu Vella a nome della Commissione: “Il fiume indicato dall’onorevole parlamentare risulta appartenere al bacino idrografico dell’Inn, la maggior parte del quale scorre esternamente all’UE (in Svizzera). Per quanto riguarda la responsabilità delle autorità italiane per la parte del bacino idrografico che rientra nel territorio nazionale, vale a dire per l’Aqua Granda o fiume Spöl, l’indagine a cui fa riferimento l’onorevole deputato ha comportato una serie di scambi di lettere con le autorità italiane. Il relativo decreto è stato adottato nel febbraio 2017 e le Linee guida di attuazione sono state comunicate alla Commissione nel marzo 2017. L’indagine è tuttora in corso. Dopo aver esaminato tutti gli elementi di questo caso, la Commissione deciderà quali provvedimenti adottare. Per quanto riguarda il secondo metodo menzionato dall’onorevole parlamentare, per la mancanza di comunicazione della seconda serie dei piani di gestione dei bacini idrografici ai sensi della direttiva 2000/60/CE, il procedimento è stato archiviato nel 2017, in seguito alla trasmissione dei piani di gestione dei bacini idrografici. Per quanto riguarda tutti gli Stati membri, la Commissione continuerà a controllare se i piani di gestione dei bacini idrografici e le misure adottate siano in linea con i requisiti della direttiva 2000/60/CE al fine di raggiungere i suoi obiettivi”.

Così gli esponenti politici e Nicola Faifer, fondatore dell’associazione “L’acqua è TUA”, commentano la risposta della Commissione Europea: “emergono elementi nuovi e potenzialmente utili a perseguire ulteriori azioni a livello locale e nazionale, nonché a orientare il prosieguo della petizione già ritenuta ammissibile dalla commissione per le petizioni, che sarà pubblicata – per le relative adesioni – sul portale delle petizioni Parlamento Europeo. In primo luogo la Commissione conferma che la porzione di bacino idrografico dello Spöl sotto la giurisdizione italiana è soggetta alla norme ambientali dell’Ue, tra cui, in primis, la direttiva quadro sulle acque (2000/60/CEE). Non rientra, invece, nelle prerogative della Commissione eseguire il monitoraggio sull’attuazione di eventuali accordi bilaterali tra Italia e Svizzera in relazione alla gestione transfrontaliera del corso d’acqua poiché gli obblighi ivi contenuti non fanno parte nell’acquis comunitario. Tra gli elementi di novità che rileviamo c’è sicuramente l’inclusione dello sfruttamento dello Spöl nell’ambito dell’indagine in corso sulla situazione dei corpi idrici in Italia, focalizzata, in particolare, sul tema delle concessioni idroelettriche (i.e. indagine EU Pilot 6011/14/ENVI). Alla decisione, che riteniamo positiva, di includere le problematiche dello Spöl nell’ambito dell’indagine in corso  ha certamente contribuito la denuncia presentata da Massimo De Rosa e le segnalazioni proposte dall’associazione “L’acqua è TUA”. L’esito di questa indagine, spiega la Commissione, è vincolato alla valutazione di un decreto ministeriale del febbraio 2017 che regola gli obblighi in tema di concessioni idroelettriche e prevede il superamento delle criticità ambientali integrando il concetto di Deflusso Minimo Vitale “DMV” con il nuovo parametro di Deflusso Minimo Ecologico “DME”. Qualora tale decreto si riveli inadeguato a garantire il raggiungimento degli obiettivi della direttiva e non fossero poste in essere tutte le iniziative utili a porre fine al disastro ambientale in atto sul bacino idrografico dello Spöl di Livigno, la Commissione potrà aprire una procedura di infrazione, inviando all’Italia una lettera di messa in mora. Altra nuova informazione nuova che viene fornita è relativa alla chiusura della procedura di infrazione relativa al “secondo ciclo” di piani di gestione dei bacini idrografici in Italia. L’Italia pare aver ottemperato – in ritardo – all’obbligo di notifica dei piani previsto dalla direttiva quadro; segnaliamo che il fiume Spöl è ancora orfano di un piano di bacino ed è escluso da quello principale dell’Adda. La Commissione UE è ora nella posizione di valutare conformità ed efficacia della notifica. All’esito della valutazione degli elementi sostanziali dei piani, la Commissione si riserva di intraprendere ulteriori misure, vale a dire l’avvio di ulteriori procedure precontenziose.

Nicola Faifer, di “L’acqua è TUA” continua: “La Commissione non si esprime invece sull’accordo bilaterale tra Italia e Svizzera che regola lo sfruttamento idroelettrico del corso d’acqua, poiché tale pronunciamento non rientra nelle prerogative Comunitarie. Finalmente, la porzione di bacino idrografico dello Spöl sotto la giurisdizione italiana viene assoggetta alla norme ambientali dell’Ue, quindi alle previsioni della direttiva acque 2000/60 CE, nel diritto italiano, norma di rango costituzionale cui la legge ordinaria che ha recepito l’accordo Italia-Svizzera (accordo di Vienna) deve adeguarsi. Le indicazioni della Commissione UE cristallizzano ragioni di diritto già segnalate alla Procura della Repubblica di Sondrio”.

Le ragioni ambientali che finalmente stanno prevalendo su logiche di interessi, sono dichiarato motivo per una certa continuità nell’azione intrapresa” . Così Massimo De Rosa Parlamentare M5s; “E’ davvero incredibile: nonostante il recente pronunciamento della Commissione UE, in Italia c’è ancora un territorio deturpato in nome di un accordo datato 1958, negli anni superato sia dalla normativa italiana che da quella Europea. È la storia del fiume Spöl, che attraversa il Comune di Livigno, prosciugato impunemente dalla Società A2A S.p.A.. La responsabilità, com’è noto, è da attribuire all’utilizzo a scopo idroelettrico delle acque del bacino del fiume Spoel; un utilizzo che non rispetta la normativa italiana, dal momento che l’azienda opera senza rilasciare il deflusso minimo vitale (DMV – DME) nei corsi d’acqua, a valle delle derivazioni idroelettriche, come vorrebbe la normativa vigente, di contro regolamentata da una convenzione internazionale tra Repubblica Italiana e Confederazione Svizzera,  ratificata nel 1958. Il mancato rispetto delle disposizioni vigenti in materia ha causato il vero e proprio  prosciugamento dei corsi d’acqua a valle delle opere di presa idroelettriche ed il conseguente disastro ambientale, con i relativi danni al Comune di Livigno, penalizzato dal non poter valorizzare a pieno le proprie potenzialità turistiche”.

Eleonora Evi, l’Europarlamentare M5S che ha posto l’interrogazione, si dichiara soddisfatta poiché le ragioni ambientali sono state ascoltate e prese in considerazione in un’indagine volta a porre un freno all’eccessivo sfruttamento dei corpi idrici, non solo in Lombardia ma in tutta Italia. “Eserciteremo ogni pressione affinché il corso d’acqua della vallata di Livigno torni a vivere e manterremo alta l’attenzione sulla problematica oggetto dell’indagine in corso. Una problematica di carattere sistemico e dagli impatti devastanti per lo stato dei nostri fiumi”.  Eugenio Casalino, Consigliere Regionale M5S, plaude ai contenuti della risposta della Commissione UE: “gli orientamenti Europei sono tali per poter pensare ad uno specifico intervento a modifica del Piano di Tutela e Uso delle Acque di Regione Lombardia. Nonostante la legislatura volga ormai al termine, le attività poste in essere a tutela dei corsi d’acqua lombardi saranno riprese dai futuri consiglieri”.

Gli orientamenti della Commissione UE segnano un grande passo in avanti nelle attività a tutela dell’ambiente. Un grande giorno per la Valtellina e Livigno.

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