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Quello che non vi dicono: L’Ue apre alla Cina, in Italia a rischio 400mila lavoratori

Quello che non vi dicono: L’Ue apre alla Cina, in Italia a rischio 400mila lavoratori

Nessuno ne parla ma, che voi ne siate informati o pure no, a breve l’Unione Europea sarà chiamata a prendere una delle decisioni politiche più importanti della sua storia.

Aprire o non aprire la porta alla Cina, concedendo al Dragone lo status di economia di mercato? In ballo interi settori industriali europei ed in particolar modo italiani.

prodotti-alimentari-cinaSono infatti i Paesi manifatturieri del Sud Europa (Italia, Francia in primis) a guardare con apprensione, all’eventuale riconoscimento del Mes (Market economy Status) alla CIna. Se Pechino, come pare, dovesse effettivamente entrare nel Mes, le sue merci non saranno più soggette a decisioni antidumping. In sintesi, anche se il Dragone violasse le regole di mercato, l’Europa non potrebbe più proteggere le proprie industrie con dazi in entrata. Se questo da un lato favorirebbe l’ingresso di materie prime a basso costo, con particolari vantaggi per le industrie tedesche e del Nord Europa, dall’altro provocherebbe una vera ecatombe in un Paese come il nostro.

Stando ai dati dell’Economic Policy Indistries, l’ingresso nel Mes della Cina comporterebbe un aumento dell’export cinese pari 25-50%, con la conseguente perdita 228 miliardi di Euro per l’Europa. In Italia, attualmente il Paese dell’eurozona maggiormente in concorrenza con la Cina – basti pensare che attualmente su 52 prodotti cinesi attualmente colpiti da dazi europei 30 sono prodotti prevalentemente italiani – questo si tradurrebbe in circa 400mila posti di lavoro in meno. Chissà quanti jobs act ci vorrebbero per nascondere anche questi numeri.

Al momento Bruxelles ha rinviato la decisione in merito. In questa scelta c’è chi vede lo zampino americano. Gli Stati Uniti sono restii al fatto che l’Europa apra le porte del proprio mercato alla Cina. Questo perché gli Usa, che fino alle presidenziali del prossimo novembre saranno costretti a sposare una posizione attendista, temono che i prodotti cinesi possano arrivare a danneggiare anche le loro industrie, una volta entrato in vigore il famigerato Ttip, Trattato di libero scambio con l’Europa. L’Europa è più che mai stretta fra due fuochi.

cinesi-crisi-ItaliaE il nostro governo cosa fa? Come sempre quando in Europa si è chiamati a prendere le decisioni che contano sul serio, l’invito al nostro presidente del Consiglio finisce per smarrirsi. Come Movimento Cinque Stelle abbiamo presentato una mozione che impegni il governo a ad attivarsi urgentemente nelle opportune sedi istituzionali, siano esse interne all’Unione europea o nell’ambito della partecipazione diretta o indiretta all’Organizzazione mondiale del commercio affinché alla Cina non venga riconosciuto lo status di economia di mercato e quindi non decadano le misure protettive interne all’Unione europea. In particolare per i settori chiave dell’economia italiana, che il riconoscimento delle Cina quale economia di mercato comporterebbe.

Da Bruxelles non sembrano però arrivare buone notizie. Secondo le indiscrezioni riportate da “Affari e Finanza”, nel corso della riunione di mercoledì scorso nessuno fra i tre commissari all’interno del collegio si è schierato contro il riconoscimento del Mes. Le pressioni sono forti in entrambi i sensi, per questo motivo l’ipotesi più accreditata al momento vuole la Commissione al lavoro su di una serie di contromosse atte a contenere i devastanti effetti che la, probabile, apertura alla Cina avrà sulle industrie europee.

Una posizione che danneggerà in particolar modo l’Italia. Per questo il silenzio di Renzi e del nostro governo sulla vicenda, diventa con il passare delle ore non solo sempre più assordante, ma anche imbarazzante.

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