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Test sierologici in Regione Lombardia: “Scelte poco chiare, Regione Lombardia ha confermato la propria inadeguatezza, andremo fino in fondo”

Test sierologici in Regione Lombardia: “Scelte poco chiare, Regione Lombardia ha confermato la propria inadeguatezza, andremo fino in fondo”

Mancanza di trasparenza, scelte poco chiare e decisioni che han finito per penalizzare la salute e il ritorno al lavoro in sicurezza dei cittadini lombardi.

Regione Lombardia ha confermato la sua totale inadeguatezza nel gestire l’emergenza dovuta alla pandemia del virus Covid-19, anche per quanto riguarda il caso dei test sierologici. Questo è quello che ho detto oggi, al termine dell’interrogazione formulata alla Giunta in merito alla scelta di Regione Lombardia di attendere fino a fine aprile il test sierologico prodotto da Diasorin e studiato dal Policlinico San Matteo di Pavia.

Regione si è totalmente disinteressata del fatto che il test fosse il risultato di un accordo che il Tar della Lombardia ha definito lesivo delle norme sulla concorrenza. Non ha considerato il fatto che la mancanza delle certificazioni CE e FAD avrebbe prolungato le attese di cittadini e imprese lombardi e degli stessi sindaci già pronti alla somministrazione di test già esistenti, ma costretti a fermarsi per ordini di partito. È passata sopra, come se nulla fosse, al fatto che a dirigere l’equipe di ricercatori dell’Ospedale San Matteo di Pavia fosse proprio quel Fausto Baldanti a capo del gruppo di coordinamento nominato da Regione proprio per la valutazione dei test. Non solo, si è deciso di cominciare a distribuire questi test, senza che la manifestazione di interesse, aperta solamente in data 21 aprile, fosse conclusa.

Il comportamento dei vertici regionali, nel merito dei quali oggi l’assessore Gallera non ha risposto, è ancora una volta ai limiti del grottesco. Fino a ieri, come appreso dalle inchieste giornalistiche, hanno impedito ai loro sindaci di non somministrare test che non fossero quelli scelti da Regione. Oggi, stando alle voci raccolte in Consiglio, pare siano intenzionati ad aprire il mercato anche ad altri test. Attenzione però, qualora un cittadino risultasse positivo dovrebbe auto-isolarsi in quarantena, in attesa che ATS provveda al tampone. La richiesta del tampone per i cittadini risultati positivi andrebbe però in coda a tutte le altre. Tradotto? Tempi di attesa lunghissimi, con buona pace di chi vorrebbe poter riprendere al più presto la propria attività. Questo dovrebbe essere il contenuto della delibera attraverso la quale Regione tenterà di mettere una pezza, dopo le nostre segnalazioni e gli articoli di giornale, agli errori commessi finora.

Ora io sono un lombardo e spero che la mia famiglia possa prima o poi essere sottoposta al test maggiormente efficace, di conseguenza mi auguro che tutte queste “definiamole stranezze” abbiano come fine l’utilizzo del test migliore. Così non fosse, se il ricorso al Tar bloccasse tutto confermando tutte le gravi mancanze e violazioni della normativa a tutela della concorrenza e dell’evidenza pubblica, se ancora una volta l’incapacità della giunta Fontana costringesse noi cittadini ad aspettare, a continuare ad attendere di ammalarci, a non poter lavorare, la Giunta dovrà una volta per tutte prendere atto della propria incapacità. Prima dovranno farsi aiutare da chi ha veramente a cuore la salute e il lavoro dei cittadini poi, ad emergenza finita, dovranno farsi da parte.

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