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“Dopo di Noi”, le nostre perplessità

“Dopo di Noi”, le nostre perplessità

Oggi la Camera dei Deputati ha cominciato a votare  la proposta di legge: “Dopo di Noi”. Un testo emblematico nel mettere in luce tutta l’ambiguità di questa maggioranza. La proposta riguarda infatti le modalità attraverso le quali lo Stato sarà chiamato a farsi carico dei cittadini disabili non autosufficienti, nel momento in cui le famiglie non potranno fisicamente più occuparsene. Una legge mossa da nobili intenti verrebbe da dire. Certo, ma leggendo fra le pieghe del testo, emergono particolari inquietanti. Particolari che hanno portato il Movimento Cinque Stelle ad esprimere diverse perplessità al riguardo.

Dopo-di-noiPensare al futuro dei propri cittadini più in difficoltà, soprattutto nel momento in cui vengano a mancare entrambi i genitori o perché gli stessi non sono in grado di sostenere la responsabilità della loro assistenza, è sicuramente uno dei compiti di uno Stato, allora per quale motivo abbiamo delle riserve nei confronti di questa proposta? Semplice perché dietro le belle parole della maggioranza, c’è la volontà di mascherare l’inefficienza di un servizio che già dovrebbe essere garantito dalla normativa vigente, creando allo stesso tempo i presupposti affinché il privato possa inserirsi nei risvolti di un’assistenza che dovrebbe essere garantita appunto dallo Stato.

Il nodo maggiormente controverso del disegno di legge, riguarda l’articolo 6,  quello relativo alle  erogazioni di soggetti privati e alla costituzione di trust in favore di persone con disabilità. Il comma 1 dell’articolo 6 prevede  che i trasferimenti di beni e di diritti per causa di morte, per donazione o a titolo gratuito e sulla costituzione di vincoli di destinazione a vantaggio di trust istituiti in favore delle persone con disabilità grave accertata, siano esenti dall’imposta di successione e donazione. L’esenzione  è ammessa a condizione che il trust, persegua come finalità esclusiva la cura e l’assistenza della persona disabile in cui favore il trust stesso è istituito.

I deputati del Movimento Cinque Stelle hanno evidenziato come, nei fatti, si proponga di utilizzare anche risorse delle singole famiglie per sopperire ai tagli che vengono costantemente effettuati alle risorse del settore socio-sanitario. Abbiamo quindi criticato la possibile sovrapposizione con il fondo per la non-autosufficienza. È per noi inaccettabile il riconoscimento rassegnato del fallimento dello Stato sociale.

Carattere di preoccupazione rivestono le norme relative al trust in quanto tendono a preservare i grandi patrimoni, che destinati al sostegno al disabile usufruiscono di  forti riduzioni fiscali, inserendo in tali ambiti interventi di associazioni di terzo settore o di associazioni di famigliari,  che potrebbero anche, una volta esaurita la funzioni di sostegno al disabile privo di sostegno famigliare per avvenuto decesso, entrare in possesso di patrimoni immobiliari rilevanti. Non a caso sono state bocciate proposte del M5S per una maggiore trasparenza da garantire in ambito di gestione e di passaggio dei patrimoni in questione.

Abbiamo cercato di migliorare attraverso le conoscenze e le esperienze delle associazioni dei disabili e dei familiari dei disabili, apportando appunto alcune modifiche relativamente ad un provvedimento che ci vede fondamentalmente contrari. Questo perché con il disegno di legge “Dopo di Noi” si creano degli artifici attraverso cui si fanno entrare privati, fondazioni e si fanno entrare portatori di interesse, anche lobby, relativamente al mondo dei più forti, dei più potenti, dei più ricchi del terzo settore per controllare anche i soldi pubblici che vengono erogati in questo provvedimento, che sono 90 milioni di euro.

Spiega il portavoce Massimo Baroni: “Chi ha letto bene l’articolato e il provvedimento vedrà che, di fatto, questo è un provvedimento che serve a terziarizzare servizi essenziali. Questo è un provvedimento che serve ad indebolire i diritti per la disabilità e per i loro familiari, mascherato sostanzialmente da alcune start-up, a livello programmatico, in cui non si specifica la quota parte dei soldi che dovranno mettere i privati; ma è ovvio che se in un programma, entrano i soldi dei privati, il controllore non sarà più il pubblico” a voler veder bene, conclude Baroni: “C’è il grande disegno e il grande provvedimento di voler privatizzare la sanità, i diritti legati alla sanità, all’assistenza e, soprattutto, potenziare un terzo settore, che non dovrà più essere secondo la tradizione italiana ad adiuvandum, ma sarà semplicemente in sostituzione dei diritti esigibili”.

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