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Il M5S è per il pluralismo e la qualità dell’informazione: NO al finanziamento pubblico

Il M5S è per il pluralismo e la qualità dell’informazione: NO al finanziamento pubblico

La situazione sulla libertà di stampa in Italia è peggiore di quella che attualmente vige in Paesi come Niger e Hong Kong, ed è di poco superiore a quella del Nicaragua. Il nostro Paese perde 24 posizioni nell’annuale classifica mondiale di Reporter senza frontiere. Colpa delle violenze contro i cronisti, ma anche delle cause per diffamazione “ingiustificate” intentate soprattutto da “eletti”.

ImmagineNiente paura, in queste ora arriva in Aula la discussione sulla proposta di legge in merito all’Istituzione del Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione e deleghe al Governo per la ridefinizione del sostegno pubblico all’editoria. In pratica si deciderà in quale modo lo Stato sovvenzionerà la crisi degli editori, permettendo di fatto al governo di comprarsi buona stampa. Il Movimento Cinque Stelle è contrario al finanziamento pubblico all’editoria e propone da programma l’abolizione di tale finanziamento, in favore di un maggiore sviluppo del pluralismo e della libertà d’informazione. Tre sono principalmente i motivi per i quali il Movimento Cinque Stelle si oppone a questa proposta di legge:

  1. Una stampa sovvenzionata non sarà mai libera. Se un quotidiano vive di finanziamento pubblico statale, come si comporterà nel momento in cui dovrà scegliere le notizie da pubblicare, ma soprattutto attraverso quale frame proporle all’opinione pubblica?
  2. Si tratta di un vero e proprio sperpero di denaro pubblico. Non è giusto che a speculare siano sempre gli amici degli amici del governo. Sono anni che lo Stato sovvenziona la crisi dell’editoria, eppure sono all’ordine del giorno notizie di super manager liquidati a suon di milioni (vedi caso RCS) e giornalisti pagati 2 euro a pezzo o zero virgola chissà quanto a battuta. Inoltre perché finanziare un mezzo la cui crisi pare ormai irreversibile? Il giornale di carta purtroppo, ma qua si entra nell’ambito delle opinioni personale, ha ceduto il passo alla comunicazione digitale. È un meccanismo che non può essere arrestato perché, come ci insegna la storia, se da una parte non è possibile tornare indietro, dall’altra un media non ne cancella mai un altro. Così è stato per radio e televisione, così sarà per informazione cartacea ed informazione digitale, senza bisogno che uno Stato in crisi come il nostro, sperperi il denaro dei cittadini per mantenere in vita unmodello di comunicazione superato, nella speranza di poter continuare a dettarle l’agenda.
  3. L’articolo due di questa proposta di legge è sostanzialmente una sconfinata delega al governo. Il Movimento Cinque Stelle ritiene che temi di così delicata importanza per la democrazia, debbano essere discussi all’interno del Parlamento e non delegati alle volontà della maggioranza.

L’obiettivo del M5S è innalzare il livello di qualità dell’informazione e tutelarne la libertà. Con riferimento alla tutela del pluralismo il M5S sostiene che lo stesso possa essere validamente garantito dalla capacità di Internet di dar voce contemporaneamente a tutte le diverse posizioni. Il pluralismo è, secondo Norberto Bobbio, “Quella concezione che propone come modello una società composta da più gruppi o centri di potere, anche in conflitto tra loro, ai quali è assegnata la funzione di limitare, controllare, contrastare, al limite di eliminare, il centro di potere dominante identificato storicamente nello Stato”. Applicato ai media, indica l’esistenza di una pluralità di fonti d’informazione, in grado di dare voce a tali gruppi, consentendo al cittadino di conoscere le loro rispettive posizioni. Prima ancora del diritto ad informare va tutelato il diritto ad essere informati.

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